Il Progetto

Cosa?

GECO è il progetto di gestione comunitaria della risorsa energetica locale che riduce le distanze tra produzione e consumo, promuovendo l’autoconsumo e/o lo scambio interno di energia prodotta in loco. Oltre a sperimentare e analizzare gli aspetti tecnici, il progetto vuole evidenziare anche gli ulteriori benefici che deriverebbero a cittadini e imprese da scenari che verranno resi possibili quando la normativa italiana sarà adeguata alla Direttiva Europea 2001/2018/UE. 

Chi?

GECO è un insieme di soggetti, pubblici e privati, accomunati da un obiettivo condiviso: testare e sviluppare soluzioni innovative per rendere il sistema energetico locale più efficiente e resiliente, puntando sulla figura dei prosumers, cittadini che, svincolandosi dal ruolo di consumatori passivi, svolgeranno un ruolo attivo nel processo di creazione, produzione, distribuzione e consumo dell’energia. In rapporto sinergico tra loro, lavorano alla realizzazione del progetto:

Agli stakeholders e partners istituzionali, si aggiunge il finanziatore del progetto, EIT Climate-Kic, la comunità nata per diffondere la conoscenza, promuovere l’innovazione nella sfida ai cambiamenti climatici e favorire lo sviluppo e la creazione di una società low carbon. Credendo nelle potenzialità offerte da un approccio creativo corale e diffuso, il progetto si alimenterà del contributo di coloro che, con le loro esperienze e competenze, parteciperanno alla crescita di una comunità che, ancor prima di essere energetica, è territoriale.

Quando?

Il progetto, cominciato nel settembre del 2019, si concluderà nel luglio 2022, per un periodo complessivo di 3 anni.

Dove?

Il campo di lavoro del progetto comprende le aree di Pilastro e Roveri, localizzate a nordest di Bologna. Il Pilastro, nato come quartiere “satellite” per lo sviluppo di residenza pubblica in una fase di forti flussi di immigrazione dal Sud Italia, per dimensioni e risorse presenti al proprio interno potrebbe essere considerato un “quartiere”. All’area del Pilastro si aggiunge la zona Roveri, area industriale compresa fra il grande scalo ferroviario di San Donato, la tangenziale e la storica strada San Vitale, che in questo tratto prende il nome di via Enrico Mattei.

Perché?

La transizione verso modi di produzione e consumo più sostenibili è diventata una delle grandi sfide della contemporaneità. La fine del localismo energetico e l’affermarsi di una società high-carbon, dominata dal principio della massimizzazione del profitto “a qualsiasi costo”, hanno determinato la  geopolitica internazionale e generato instabilità, diseguaglianze e iniquità sociale. Se la transizione energetica è necessaria in termini di sostenibilità ambientale, essa non potrà pienamente realizzarsi senza una gestione congiunta di problemi ambientali, sociali ed economici che utilizzi un approccio co-evolutivo e interattivo, data l’inseparabilità e l’influenza reciproca del cambiamento sociale e tecnologico. Una transizione energetica richiede cambiamenti culturali, materiali ed immateriali, basati sul risparmi energetico e l’efficienza dei consumi.

Come?

Ibridazione e contaminazione di conoscenze provenienti da discipline diverse sono termini sempre più utili per descrivere nuovi percorsi di analisi della realtà circostante e possibili ipotesi future. La complessità dei problemi della società attuale richiede sempre più soluzioni che non possono essere sviluppate all’interno dei confini di una singola disciplina ma che necessitano di una nuova epistemologia, di “ecologia dei saperi” che integri la conoscenza scientifica, con altre forme e conoscenze del sapere, come l’arte, la filosofia, l’ecologia, la sociologia. Ragionare sulla realtà in modo creativo è uno dei propositi di GECO, un progetto di green economy realizzato in un contesto spazio-temporale specifico, ma anche un’opportunità per offrire una diagnosi critica del presente, che abbia quale elemento costitutivo la possibilità di offrire alternative per conseguire una società più giusta e libera. 

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